giovedì 26 aprile 2018

[Recensione]: "L'ultima diva dice addio" di Vito di Battista

Buon pomeriggio cari lettori, oggi vi parlo di un libro molto sofisticato, prima opera di un autore emergente davvero talentuoso. Vi anticipo che per la prima volta mi son trovata in difficoltà sul punteggio da attribuire a questo romanzo, per motivi di cui vi parlerò all'interno della recensione. Pronti a scoprire qual è il titolo protagonista del post di oggi? Ecco a voi la scheda. 



Titolo: L'ultima diva dice addio
Autore: Vito di Battista
Data di pubblicazione: Febbraio 2018
Pagine: 209
Casa editrice: Sem 
Prezzo: € 15,00

Trama

Molly Buck è una diva del cinema. Al culmine del successo e della fama si ritira dalle scene senza dare spiegazioni, senza clamore. Lontana da tutti e da tutti, a Firenze, vive per farsi dimenticare. O quasi. Quando, la notte di capodanno. Molly muore in una clinica privata, davanti al cancello di ingresso è seduto il giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. Proprio lui ci restituirà la storia della diva, e forse anche di più.


Recensione




"Esiste una malinconia che si distacca dalle cose del mondo, ma ne esiste anche una che resta attenta a ciò che la circonda. Era questa la malinconia di Molly Buck, che andava a ritroso ma riportava tutto in vita in quel salotto al terzo piano, come in un eterno presente. Qualcuno la potrebbe definire felicità, nonostante tutto, e per questo bisogna ricordarla."


Così come Petrarca cantava l'amore per Laura nel suo Canzoniere e Dante lodava Beatrice nella Vita Nuova, il protagonista e narratore de' "L'ultima diva dice addio", racconta la sua ossessione per Molly Buck, una diva sofisticata ed annoiata che, durante gli ultimi anni della sua vita, decide di svelare molti aneddoti e vicende legate alla sua esistenza. Il mezzo con il quale la Diva mette in pratica questo sua progetto, è un giovane ragazzo che la donna incontra per caso e al quale si racconta, nei modi, nei luoghi e nei tempi decisi sempre e solo da lei. 

Molly Buck è una figura nata dalla mente dell'autore, una donna ormai alla soglia dei 70 anni che seduta su una sedia con i suoi abiti lussuosi ed eleganti, ci presenta la sua vita fatta di amori, legami d'amicizia e tante sventure. In ogni capitolo del romanzo di Vito di Battista, ci imbattiamo nei ricordi della Diva che, però spesso non seguono un filo temporale e soprattutto non ci appaiono sempre molto chiari. Infatti, la donna, sa perfettamente quali sono gli argomenti che vuole mantenere nascosti ed anche se il suo biografo cercherà, con domande scomode, di scoprire di più su certi argomenti, la Buck non cederà mai, perché ha ancora salde le redini della sua esistenza e non ha alcuna intenzione di lasciarle in mano ad altri. Uno dei temi taboo, che farà scattare la curiosità del lettore, è quello legato al personaggio del Signor Edward, un uomo che forse la Diva ha amato, ma sulla quale non intende spendere parole. Infatti, egli sarà solo menzionato perché spettatore o protagonista di qualche vicenda raccontata dalla Diva, la quale non rivelerà mai che tipo di rapporto abbia avuto con quest'uomo.

Molly Buck non avrà, invece, problemi a parlare di sua sorella Anne, prostituta e vittima di una resa dei conti letale, della sua ex amica Emma, della fine tragica di un suo ex amante - morto nel collegio di sua proprietà - e delle lussureggianti feste che organizzava nella sua casa fiorentina.

Il vero protagonista di questo romanzo non è, però, Molly Buck, ma il giovane uomo diventato suo biografo quasi per caso e, l'ossessione che quest'ultimo sviluppa per la Diva. Un'ossessione che diventa sempre più pericolosa, tanto da condurlo ad annullarsi. Il giovane, ormai ha solo un obiettivo: scrivere la biografia della Buck. Non c'è studio, lavoro, sogni o necessità che lo spingano a cambiare direzione, a cessare di pensare al progetto che si è prefissato. Non c'è donna che possa amare, se non la Diva. Matilda, la sua ragazza, lo ha capito e lo ha lasciato andare, perché forse è finito sul baratro della pazzia, forse lui sta iniziando a vivere e a pensare attraverso l'esistenza di Molly Buck, perché lei ha avuto una vita piena, una vita che, forse, il giovane uomo avrebbe voluto per se. 

"Per mantenere la parola data e prestare fede al mio giuramento, ho sfrondato la mia vita e messo da parte ogni mia superficialità, così da non rischiare di confondermi le idee con il tempo che non basta. Ho perso te, Matilda, così come ho perso gran parte degli ultimi 4 anni, le cene di compleanno e le feste in facoltà. Sono rimasto in casa quando fuori arrivava la primavera, aspettando solo l'ora in cui Molly Buck mi avrebbe chiamato per donarmi tutta la sua sapienza e l'incanto delle sue parole."

Alla fine di tutto c'è una domanda che attanaglia il lettore: Molly Buck sarà stata sincera nel raccontarsi oppure avrà trasformato anche la sua vita in un copione da recitare sotto gli attenti occhi del biografo? Forse una risposta c'è, ma la troverete solo nella parte conclusiva de' "L'ultima diva dice addio" di Vito di Battista.


Giudizio



Come ho già scritto nell'introduzione, è stato davvero molto difficile per me assegnare un punteggio a questo romanzo. Infatti, riconosco il talento dell'autore nel costruire una storia così affascinante usando uno stile elegante, raffinato e ricercato, ma ho trovato molto lenta la narrazione, cosa che non incontra, purtroppo, i miei gusti. Quindi, attribuisco 3 stelle a "L'ultima diva dice addio" e sono certa che Vito di Battista ci riserverà tante sorprese in futuro. 


A presto, 
La vostra Contessa. 

lunedì 23 aprile 2018

[Recensione]: "Il manicomio di Malta" di Vito Flavio Valletta

Cari amici, oggi voglio parlavi dell'opera prima di un giovane ragazzo della mia città. Qualche mese fa ho scoperto che Flavio - questo è il nome dell'autore in questione - aveva scritto un libro e prima che fosse pubblicato, aveva tenuto segreto a tutti questo suo progetto. Allora, ho iniziato ad immaginarmelo lì, seduto su una sedia nella sua camera, tutto intento nella stesura del suo romanzo, e magari a chi gli chiedeva "Cosa stai facendo?", lui rispondeva "Sto studiando". Sì, come al solito la mia mente parte e comincia a farsi tutti i film del caso, però la cosa mi incuriosiva parecchio, fino a quando un amico comune, mio e di Flavio, un giorno mi ha contattata e mi ha detto: "Ho un amico scrittore e solo ora l'ho scoperto, ti andrebbe di leggere il suo libro?", ed io potevo non cogliere questa occasione? Ovviamente sono subito andata ad acquistare il romanzo di Flavio e non me ne sono pentita per niente. Ecco la scheda.



Titolo: Il manicomio di Malta
Autore: Vito Flavio Valletta 
Data di pubblicazione: 11 gennaio 2018
Genere: giallo
Pagine: 202
Editore: Nulla Die
Prezzo: € 18,00

Trama

Chircheva, Malta. Il dottor Andrew Robinson e l'agente speciale Benjamin Smith scompaiono improvvisamente nel nulla. Entrambi, per motivi diversi, si trovavano nella "Reale casa dei matti", un manicomio presente sulla piccola isola. Il neo agente della United Kingdom Special Forces, Harry White, viene mandato nello stesso luogo per fare luce sul caso. Tra colpi di scena, follia ed un pizzico di coraggio Harry White cercherà a tutti i costi di scoprire chi è il colpevole di queste sparizioni e qual è il mistero nel quale è avvolto il manicomio di Malta.


Recensione



Ho letto "Il manicomio di Malta" in 3 giorni, ma lo avrei terminato in una notte se non fosse stato per gli impegni scolastici che, spesso,  mi obbligano a star lontana dai miei amati libri. 
La difficoltà di recensire questo libro, come capita per ogni giallo che si rispetti, sta nel fatto che bisogna stare attenti a non raccontare troppo, né della trama, né dei personaggi, ma io ci proverò, quindi state sicuri che non ci saranno spoiler!
"Il manicomio di Malta" prende le mosse dalla sparizione di due uomini: Andrew Robinson e Benjamin Smith. Il primo è un dottore che, da non molto tempo, lavora presso il manicomio de' "La reale casa dei matti", insieme al collega Massimo Sanna. Smith è, invece, un agente della United Kingdom Special Forces, mandato sul luogo dopo la scomparsa di Robinson e poi scomparso a sua volta. A questo punto entra in gioco Harry White, un giovane agente che ha appena terminato gli studi all'Accademia con pieni voti. Ed è proprio su di lui che finiscono le speranze della UKSF, infatti, sarà lo stesso White a recarsi presso il manicomio di Malta per cercare di far luce sul caso dei due uomini che sembrano essere spariti nel nulla.
Ora, dopo avervi descritto per sommi capi la trama, voglio focalizzarmi su quegli elementi che rendono questo romanzo un VERO giallo.
Prima di tutto la vicenda è credibile. Non starò qui a raccontare come si evolve tutta la faccenda, ma sappiate che il coraggio di White, la collaborazione tra coloro che smaschereranno il colpevole, il movente ed il mistero - poi svelato - che si nasconde dietro al manicomio, sono tutte cose verosimili, cioè fatti che potrebbero davvero accadere o essere accaduti. Non c'è nessuna forzatura nella narrazione, nessuna vicenda che potrebbe essere ritenuta fantasiosa e poco credibile. Certo, speriamo di non leggere mai una storia del genere tra le pagine della cronaca nera, ma in questo mondo non si sa mai! Tutto ciò per dirvi, che non so a voi, ma a me piace leggere gialli reali e concreti, ed "Il manicomio di Malta", lo è. 
Altra questione importante sono i personaggi. Harry, il dottor Robinson e tutti i personaggi chiave che compaiono nel romanzo, sono caratterizzati approfonditamente. L'agente White, in modo particolare, è descritto in maniera talmente puntuale da far vivere al lettore il suo stato d'animo: la preoccupazione per il pericolo che sta correndo, l'agitazione provata prima di attuare il piano finale, la paura di non poter più riabbracciare la sua fidanzata e quella di non riuscire a tornare a casa vivo. 
Infine, i colpi di scena. Infatti, cos'è un giallo senza colpi di scena? Secondo me, non è altro che un giallo a metà. Nel romanzo di Flavio Valletta di svolte improvvise ed interessanti ce ne sono, ma non tanto per quel che riguarda il mistero in cui è avvolto il manicomio, ma possiamo trovarne nelle scene d'azione, in cui gli agenti ed i loro collaboratori cercano di sconfiggere il nemico. Tutto ciò accade nella fase finale, che è davvero molto adrenalinica e che ci lascerà con il fiato sospeso diverse volte.

Giudizio


Insomma, se non si fosse capito dalla mia recensione "Il manicomio di Malta" è un romanzo che mi ha colpito davvero tanto, soprattutto se penso al fatto che si tratta dell'opera prima di un giovane autore. Questo mi fa ben sperare per la carriera di autore di Flavio ed è per questo che mi auguro di poter leggere presto un suo nuovo romanzo. Infine, attribuisco 4 stelle al manicomio di Malta e spero davvero di avervi incuriosito, così che possiate leggere anche voi questo validissimo giallo.

Un abbraccio
La vostra Contessa.

lunedì 16 aprile 2018

[Recensione doppia]: "Il tempo dell'attesa" di Elizabeth Jane Howard

Cari lettori, oggi sono qui per presentarvi la mia prima recensione doppia, nata dalla collaborazione con la mia amica Silvia felice con un libro. Di seguito troverete la mia recensione sul secondo volume della saga dei Cazalet e cliccando QUI, quella scritta da Silvia. Oltre a ciò abbiamo deciso anche di dar vita ad un vero e proprio "Botta e risposta" nel quale potrete capire meglio l'idea che ci siamo fatte su questo libro, ma più in generale anche sull'intera famiglia Cazalet. Detto questo, buona lettura!





Titolo: Il tempo dell'attesa (secondo volume della saga dei Cazalet)
Autore: Elizabeth Jane Howard
Data di pubblicazione: 14 Aprile 2016
Casa editrice: Fazi editore
Pagine: 640
Prezzo: € 18,50

Trama: 

Siamo nel settembre del 1939 e la guerra è giunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari ed il cielo non è mai vuoto, anche quando non c'è il sole.  A prendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita del tutto nuovo. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere destinato al padre appena partito per la guerra. Ed infine Polly, ancora alla ricerca della sua vocazione, risente dell'inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro. Tutte e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e fremono per la conquista della propria libertà. Insieme a loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l'intera famiglia vive in un clima di sospensione mentre attende che la vita ritorni ad essere quella di prima. 



Recensione



"Cominciarono ad agitarsi sulle sedie, chi mormorava, chi accendeva una sigaretta, chi diceva ai bambini di andare fuori a giocare. Il peggio stava accadendo, e loro si comportavano come se niente fosse. Era così che faceva la sua famiglia quando le cose andavano male."


Ci sono voluti esattamente cinque mesi perché terminassi questo secondo volume dei Cazalet. Cinque mesi in cui l'ho intervallato ad altre letture, cinque mesi in cui mi accadeva di leggerne anche 100 pagine in modo furente, ma poi finivo per lasciarlo sul comodino a prendere polvere. Cinque mesi ed ancora non ho capito quanto mi sia piaciuto e quanto mi sia non piaciuto. Però, questa cosa mi stuzzica, fa sì che io mi continui ad interrogare sulle righe lette con desiderio, in cui ho ritrovato la penna della Howard che tanto ho amato nel primo libro della saga, e quelle che ho fatto fatica a leggere, perché le trovavo terribilmente noiose. Ma facciamo chiarezza e cominciamo dall'inizio. 

"Il tempo dell'attesa" prende le mosse dall'autunno del 1939, la guerra è appena iniziata e quasi tutti i membri dei Cazalet - fatta eccezione per Edward e Hugh che si occuperanno dell'azienda di famiglia e di Rupert che si arruolerà - vivranno ad Home Place per mettersi in salvo dai bombardamenti e dalla distruzione che il secondo conflitto mondiale porterà con sé. Per i Cazalet questo, però, non sarà un periodo di staticità, ma di grandi cambiamenti, che ci verranno raccontati dalle tre donnine di casa: Louise, Polly e Clary. 

Louise ha un solo progetto per il futuro: vuole diventare a tutti i costi un'attrice. Così decide di unirsi ad una compagnia teatrale e di vivere a Londra, una città moderna, nella quale le donne indossano i pantaloni, vivono i loro amori in libertà ed assumono il pieno controllo della loro vita. Oltre ai sacrifici che dovrà compiere in nome del suo sogno, Louise dovrà anche scontrarsi con la persona che, probabilmente, odia di più al mondo: suo padre. Edward ha approfittato di sua figlia adolescente, trattandola quasi come una delle sue amanti, ma ormai lei è cresciuta e nelle pagine de "Il tempo dell'attesa" non solo riuscirà a dire di NO alle molestie di suo padre, ma gli rovescerà addosso tutto il disgusto che prova per lui, per la sua vita da marito infedele e bugiardo. 

Polly è sempre la stessa: più buona del pane e più bella di quanto creda. La sua umiltà e il suo carattere remissivo, però, finiscono per metterla all'ombra delle sue cugine, cosa che lei non merita assolutamente. Ecco, perché spero che nei futuri libri riesca a prendere il coraggio necessario per rendersi protagonista e non aiutante, assistente e personaggio di serie B, perché Polly vale, l'unico problema è che lei non lo sa.  

Devo ammetterlo, Clary è la mia preferita. Mi ricorda Jo di Piccole Donne, un maschiaccio nei panni di una signorina per bene, che prende tutte le situazioni di petto, anche quelle negative. Si occupa di suo fratello, ama suo padre più della stessa vita ed impara anche a confortare la sua matrigna Zoe, in alcuni momenti delicati per lei. Clary è piena di riserve e di storie da raccontare. Il suo sogno è ambizioso: diventare una scrittrice. Così ecco che in suo aiuto accorre la sua migliore amica, Polly, che le farà un regalo speciale: uno scrittoio dove potrà finalmente provare a scrivere le opere che si spera la renderanno celebre. 

 La cosa che più ho amato di questo romanzo è proprio il veder crescere il legame indissolubile che si crea tra le due cugine. L'una non potrebbe prendere alcuna decisione senza i consigli dell'altra e anche quando litigano non possono pensare di potersi dividere e porre fine alla loro amicizia. 


" << Ho capito cosa vuol dire. E' una specie di trappola. Uno non dice le cose alle persone a cui vuol bene. Invece io penso che più vuoi bene a qualcuno, più dovresti dirgli tutto, anche le cose brutte. Credo che dirsi le cose sia il più grande gesto d'amore. >>  Mise il braccio intorno a Polly. << Non devi mai più portare da sola un peso simile. Promettilo!>>
<< Va bene. Ma prometti anche tu.>>, disse Polly.
<< Lo prometto. Ogni omissione sarà un segno di non amore >>. "



Alla fine della lettura mi sono chiesta, cosa è mancato a questo libro per farmelo apprezzare davvero? La verità celata negli occhi di Hugh, il racconto di una guerra di cui si sente solo l'eco e la sua presenza ingombrante, che viene tirata fuori ogni tanto dalla storia di vita di qualche personaggio. Forse, però, è presto per parlare, quindi taccio e spero di trovare tutto questo nel terzo volume dei Cazalet. 


Botta e risposta



1) Hai preferito il primo o il secondo volume?

Anna: Il primo

Silvia: Il primo

2) Qual è il tuo personaggio maschile preferito?


Anna: Rupert

Silvia: Hugh


3) Descrivi i seguenti personaggi con un solo aggettivo:

Anna: Clary - tenace; Neville - capriccioso; Edward - viscido.

Silvia: Clary - onesta; Neville - stupido - Edward viscido.

4) Hugh, Raymond e Rupert: chi sposi, chi baci, chi butti via?

Anna: Sposo Rupert, bacio Hugh e butto via Raymond.

Silvia: Sposo Hugh, bacio Rupert e butto via Raymond.

5) Villy, Zoe, Sid: chi sposi, chi baci, chi butti via?

Anna: Sposo Zoe, bacio Sid, butto via Villy.

Silvia: Sposo Sid, bacio Zoe, butto via Villy.

6) Qual è la tua citazione preferita? 

Anna: La mia citazione preferita è l'ultima inserita nella recensione scritta da me, relativa al dialogo che si svolge tra Polly e Clary alla fine del romanzo.

Silvia: "Ma come si fa a non preoccuparsi per se stessi? Per quanto suoni egoistico si convive con se stessi giorno dopo giorno, circostanza che non può essere ignorata, a mio avviso."

Potrete leggere altre domande di questo simpatico botta e risposta sul blog della cara Silvia.

Fatemi sapere se questa recensione doppia vi ha divertito e vi è piaciuta.

Alla prossima, la Vostra Contessa. 








sabato 7 aprile 2018

[Recensione]: L'enigma dell'ermellino di Chiara Comella

Buon primo sabato di Aprile e buon sole a tutti! Finalmente è arrivata la primavera e tra uno sbadiglio e l'altro (perché si sa Aprile dolce dormire!), ho portato a termine una lettura bella, bella, bella di cui vi voglio parlare oggi. Ecco la scheda!



Titolo: L'enigma dell'ermellino. Into the painting 
Autore: Chiara Comella
Data di pubblicazione: maggio 2017
Pagine: 153
Editore: StreetLib
Prezzo: € 9,99

Trama

Durante una visita al museo, Andrea e Gaia, due ragazzi di undici ed otto anni, finiscono in un buio deposito, dove incontreranno una donna vestiti in abiti rinascimentali. Si tratta di Cecilia Gallerani la dama con l'ermellino dipinta da Leonardo da Vinci, evasa dalla propria cornice perché allertata dall'assenza del suo animaletto. I bambini si offrono di aiutare la strana signora nella ricerca dell'ermellino scomparso, ma la storia ben presto si complicherà. Passando di quadro in quadro, i due giovani galoppano attraverso capolavori della pittura, perdendosi in un mondo fatto di colori e disegni. I quadri di Arcimboldo, Van Gogh, Munch, De Chirico sono ambienti vivi, popolati da personaggi che si muovono, respirano e che parlano. Andrea e Gaia dovranno scontrarsi con quello che a prima vista sembra impossibile e scontrarsi con eventi imprevisti: tempeste e maremoti di colori ad olio, congiure di quadri e battaglie cromatiche.




Recensione




Da bambini quando i nostri genitori o la maestra di turno ci costringevano a farci visitare un museo, di certo non ci mostravamo entusiasti, anzi ci si prospettava davanti agli occhi una vera giornata da incubo. Infatti, il nostro pensiero, correva subito alle file interminabili da fare, alla guida che ci sembrava sempre troppo logorroica ed ai dipinti, le sculture e tutte le altre opere d'arte che spesso a noi proprio non comunicavano nulla. Ed è esattamente questo che pensano Andrea e Gaia, i due cugini protagonisti de "L'enigma dell'ermellino", quando vengono costretti dalle loro madri a recarsi presso una mostra d'arte. I due sono annoiati ed il ragazzo finge addirittura di avere l'influenza pur di scampare a quell'appuntamento indesiderato, non riuscendo però nell'intento. Ma cosa accadrebbe se conoscere l'arte diventasse un gioco, anzi una vera e propria avventura? I due ragazzi lo scopriranno ben presto quando incontreranno per caso Cecilia Gallerani, la dama con l'ermellino dipinta da Leonardo da Vinci. Quest'ultima ha perso il suo adorato animaletto e senza di esso non può certamente essere esposta. Così Andrea e Gaia decideranno di aiutarla e finiranno con lei in mondi fatti di colori e disegni VIVI, come l'Urlo di Munch, l'Autoritratto di Van Gogh, le Quattro stagioni di Arcimboldo, Diego nei miei pensieri di Frida Kahlo e via discorrendo, i quali stanno affrontando una terribile lotta contro lo scudo di Medusa, un'opera d'arte malefica che ha rubato degli elementi indispensabili di molti quadri. Andrea e Gaia riusciranno ad aiutare i loro nuovi amici e a tornare indietro nella realtà? Lo scoprirete solo leggendo "L'enigma dell'Ermellino".


Giudizio



Assegno ben 4 stelle a questo meraviglioso libro di Chiara Comella, che ho apprezzato all'età di quasi 27 anni e che avrei amato alla follia da bambina e adolescente. Consiglio la lettura di questo romanzo soprattutto ai ragazzi, per incuriosirli e farli avvicinare al mondo dell'arte e della cultura, perché si sa senza avventura non c'è divertimento!



Buon week end a tutti
A presto, la vostra Contessa.



mercoledì 28 febbraio 2018

[Recensione]: "Occhi chiusi spalle al mare" di Donato Cutolo

Cari amici, in questo freddo ultimo giorno di febbraio sono qui a parlare di un libro che mi ha scaldato il cuore. Ero sul treno Verona - Napoli quando ho iniziato a leggere il mio compagno di viaggio e giunta a Bologna, già avevo sparso tutte le mie lacrime sulla poco confortevole poltrona che Italo offre ai suoi clienti. Non voglio, però, perdermi in chiacchiere. Ecco il libro protagonista del post di oggi:




Titolo: Occhi chiusi spalle al mare
Autore: Donato Cutolo
Data di pubblicazione: 26 ottobre 2017
Casa editrice: Edizioni Spartaco
Pagine: 143
Prezzo: 13 euro

Trama

Introverso e schivo, Piero è cresciuto all'ombra di un padre distante e autoritario su un'isola immaginaria del Sud, approdo di migranti. Dalla morte prematura della madre, il ragazzo è solito affidare ad una matita pensieri e desideri, cercando nel disegno un modo per esorcizzare paure e fragilità. Un giorno, un incontro fortuito in un palazzo abbandonato cambierà prospettiva e direzione alla sua esistenza. 


Recensione

"Occhi chiusi spalle al mare" è una poesia malinconica e triste la quale, però, ci fa comprendere che in un mondo dominato dal male ogni tanto chi cerca di far del bene c'è. 

Piero è un ragazzo schivo ed introverso, che soffre per la prematura morte della madre e per l'intransigenza e severità del padre ingegnere. Mauro Righieri, è tutto ciò che suo figlio Piero non vuole essere: freddo, cinico e soprattutto privo di sentimenti nei confronti di chi è meno fortunato, come gli immigrati che affollano la sua terra, l'isola Isonta. Questi ultimi non sono così diversi da noi, hanno solo avuto la sfortuna di nascere in Siria, una terra resa pericolosa dalla guerra, una terra da cui scappare con la speranza di ricominciare a vivere. L'autore, Donato Cutolo, descrive con dovizia di particolari l'agghiacciante viaggio che tantissimi immigrati hanno dovuto affrontare, un viaggio che a molti costerà la vita:

"Il viaggio in mare era iniziato. Agghiacciante. I posti sulla barca erano rigidamente assegnati, impossibile alzarsi, i bisogni occorreva farli sul posto o in una bottiglia. Alcuni di loro venivano bastonati se solo tentavano di muoversi, due donne incinte che lamentavano vomito e nausea vennero prese a calci. A bordo c'era un silenzio irreale, il rumore dello scafo era così roboante che già dopo i primi chilometri a parecchi sembrò di impazzire. Le uniche voci, che presto erano diventate urla, venivano dalla stiva: erano richiesta d'aiuto di chi voleva uscire perché assetato e non poteva più respirare. Nessuno poteva fare nulla, avessero mosso un solo dito sarebbero stati catapultati in mare."


Un giorno, la monotona vita di Piero viene sconvolta dall'incontro con Jasmine e Youssef, due giovani ragazzi che hanno vissuto gli orrori della guerra e della morte ed hanno cercato di rincorrere la salvezza credendo che crearsi una nuova vita fosse possibile, ma non in Italia, non ad Isonta, dove vivono nascosti in un vecchio palazzo, sporchi, mal ridotti e affamati. Youssef e Piero comunicano allo stesso modo le loro emozioni: disegnano su un taccuino le loro paure, le esperienze che hanno vissuto e la felicità che non hanno mai conosciuto. Jasmine è bella, di una bellezza diversa da tutte le donne che il giovane Righieri ha incontrato fino a quel momento. I suoi occhi parlano, il suo cuore è sincero. E' proprio così che nascerà una splendida amicizia tra i tre ragazzi, ed è così che Piero deciderà di salvare i due immigrati, contando solo su se stesso e sulle sue forze. 




Giudizio


Non voglio dirvi di più su questo splendido romanzo, perché già sento di avervelo raccontato fin troppo. Sappiate soltanto che ho deciso di assegnargli 4 stelle e che la sua conclusione vi lascerà davvero senza parole.



A presto
La vostra contessa


domenica 14 gennaio 2018

[Recensione]: "L'assassinio di Florence Nightingale Shore" di Jessica Fellowes

Cari amici, è da diverso tempo che non aggiorno il blog, ma spero che possiate perdonarmi con la recensione che ho deciso di postarvi oggi. Si tratta di un libro pubblicato solo qualche mese fa e che ha venduto davvero molto. Curiosi? Ecco a voi la scheda!





Titolo: L'assassinio di Florence Nightingale Shore
Autore: Jessica Fellowes
Data di pubblicazione: 25 ottobre 2017
Editore: Neri pozza
Pagine: 397
Prezzo: € 18,00

Trama

Il 12 gennaio 1920 l'infermiera Florence Nightingale Shore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio e dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, si accomoda nell'ultimo vagone. Quello è l'ultimo momento in cui qualcuno la vedrà viva. Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannon salta giù da un treno in corsa per sfuggire al pericoloso zio, e trova a soccorrerla Guy Sullivan, un membro della polizia ferroviaria che l'aiuterà a raggiungere la casa della prestigiosa famiglia Mitford nella quale Louisa lavorerà. Sarà la curiosità di Nancy, la primogenita dei Mitford, a spingere Louisa e Guy ad indagare sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: l'omicidio dell'infermiera Florence Nightingale Shore.



Recensione

Nancy Mitford, lo scorso anno, è entrata in punta di piedi nella mia vita di lettrice con "L'amore in un clima freddo", un romanzo molto piacevole nel quale l'autrice ironizza sui vizi e le abitudini appartenenti all'aristocrazia dei primi anni del Novecento (della quale lei stessa fa parte). Da quel momento in poi ho effettuato diverse ricerche sulle famose sorelle Mitford: Nancy, Pamela, Diana, Unity, Jessica e Deborah. Queste ultime fecero parlare molto di loro per via di scandali e di scelte politiche davvero particolari (Diana e Unity furono molto vicine ad Adolf Hitler) ed ecco perché probabilmente Jessica Fellowes le ha scelte per farne le protagoniste di 6 romanzi gialli. 



La prima a vestire i panni di investigatrice ne "L'assassinio di Florence Nightingale Shore" è Nancy Mitford che, insieme alla sua governante Louisa Cannon ed al poliziotto Guy Sullivan, riesce a risolvere un difficile caso di omicidio. La vittima è l'infermiera di guerra Florence Nightingale Shore, il cui corpo è stato ritrovato all'interno di un treno diretto a Warrior Square. Il caso verrà inizialmente archiviato come un tentativo di rapina per via della mancanza di prove, ma Nancy, Louisa e Guy si ritrovano nelle loro mani degli indizi che permettono loro di riaprire le indagini e di fare chiarezza sull'accaduto. 
Devo, però, essere sincera su una questione. Ho trovato questo giallo piuttosto piatto e statico in quanto, durante la narrazione, non riuscirete neanche a chiedervi "chi è il colpevole?", visto che è facile comprenderne l'identità fin dalle prime pagine. Nonostante ciò, questo non rovina la bellezza del romanzo che, invece, risiede in quello che c'è oltre le indagini: la difficile vita di Louisa, l'insoddisfazione di Guy, la smania di apparire di Nancy ecc.. Sono proprio queste storie e la volontà di un riscatto da parte dei protagonisti a far sì che io vi consigli la lettura di questo romanzo.


Giudizio



Assegno 4 penne a questo romanzo che mi ha tenuto compagnia durante il periodo natalizio e spero che la cara Neri Pozza possa pubblicare al più presto il secondo volume di questa saga di gialli che ha per protagoniste le scandalose sorelle Mitford.


Un bacio e a presto
La vostra Contessa.



martedì 7 novembre 2017

[Recensione]: "Storia di chi fugge e di chi resta" di Elena Ferrante

Buon pomeriggio cari amici, in questo martedì pieno di umidità e pioggia voglio parlarvi di un libro ambientato nel mio amato sud, nella mia Napoli. Sì, come tanti di voi già sanno, sto facendo riferimento al terzo volume della saga de "L'amica geniale". Fremevo dalla voglia di leggerlo e di immergermi nuovamente nella storia di Lila e Lenù, così come fremo dalla voglia di parlarvene, quindi ecco a voi la scheda. 




Titolo: Storia di chi fugge e di chi resta
Autore: Elena Ferrante
Editore: edizioni e/o
Data di pubblicazione: ottobre 2013
Pagine: 382
Prezzo: € 19,50

Trama: Elena e Lila sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a 16 anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l'agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa ed ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unita da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese. 

Recensione

Riprendere le fila della storia di Lenù e Lila per la terza volta in un anno, è stato come rincontrare due vecchie amiche, bere un caffè con loro e scoprire tutti i progressi e regressi che hanno compiuto durante il tempo in cui non c'eravamo "viste". Questa volta, però, l'emozione è stata più intensa, talmente tanto da togliermi il fiato in certe occasioni. Perché Elena Ferrante è così, attraverso i suoi personaggi è capace di scavarti dentro e di farti scoprire cose di te stesso che neanche immaginavi. 
Ed è proprio questo che mi capita leggendo di Lenù.


"Diventare. Era un verbo che mi aveva sempre ossessionata, ma me ne accorsi per la prima volta solo in quella circostanza. Io volevo diventare, anche se non avevo mai saputo cosa. Ed ero diventata, questo era certo, ma senza un oggetto, senza una vera passione, senza un'ambizione determinata. Ero voluta diventare qualcosa - ecco il punto - solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era diventare dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare ma per me, da adulta, fuori di lei".



Certe volte ho finito per domandarmi se fossi come Elena Greco, se lei mi appartenesse in un certo senso, tanto da non sapere più chi fossi io e chi fosse questo personaggio che mi somiglia così tanto, che ha fatto dell'insicurezza un suo tratto distintivo, che è diventata qualcosa solo per dimostrare che valeva qualcosa. Lenù si è sposata, ha una vita agiata, due figlie e una carriera da scrittrice, ma non è felice. Questo la porta alla ricerca dell'elemento che possa scombussolarle l'esistenza, e non importa se in negativo o in positivo, basta che lo faccia. Elena sono io, Elena è tutti noi, perché nelle pagine della Ferrante ci si può specchiare e vedere il proprio riflesso. Sarà capitato a tutti di fare delle scelte di vita, di perseguire degli obiettivi e faticare per riuscire a raggiungerli, ed una volta che ci si riesce, finalmente, accorgersi che quello che abbiamo scelto non fa per noi, ma che ci serviva solo a dimostrare agli altri che contiamo qualcosa in questo mondo. Questo è proprio quello che fa Elena: sceglie di studiare, di acculturarsi, di contrarre un buon matrimonio, ma non lo fa per se, lo fa per Lila. L'amica che l'ha sempre fatta sentire sbagliata, che l'ha sempre fatta sentire una nullità.


"Ti posso far notare una cosa? Usi sempre vero e veramente sia quando parli che quando scrivi. Oppure dice: all'improvviso. Ma quando mai la gente parla veramente e quando mai le cose succedono all'improvviso? Lo sai meglio di me che è tutto un imbroglio e che a una cosa ne segue un'altra e un'altra ancora. Io non faccio più niente veramente Lenù. E alle cose ho imparato a starci attenta, solo i cretini credono che succedono all'improvviso".


Attraverso questo terzo volume sono riuscita a comprendere Lenù e a trovare diversi punti in comune con lei, quello che, però, ancora non mi è chiaro è il suo rapporto con Lila. Quest'ultima è dannosa per lei, e lo diventa ancora di più in "Storia di chi fugge e di chi resta". Questo non perché la Cerullo compia qualche gesto importante contro l'amica, ma per via del fatto che continua a sottolineare le vittorie che è riuscita a prendersi nei confronti della vita, con il sudore, i sacrifici e il suo caratteraccio. Così, ogni volta che Elena e Lila avranno un confronto, la prima ne uscirà sempre sconfitta e non conterà a nulla il fatto che sia diventata una scrittrice affermata, che si sia imparentata con un importante famiglia e che abbia messo al mondo due bambine sane e belle, lei sarà sempre la seconda. Sempre. E non  è Elena ad attribuirsi quel numero, ma la sua amica Raffaella e la vita, che è spietata come sempre. Insomma, dopo questa riflessione mi chiedo: Elena senza Lila sarebbe più felice, vivrebbe la sua vita con più serenità? La risposta a questa domanda è sì, vivrebbe con più tranquillità la sua esistenza, ma non sarebbe la Elena che noi tutti abbiamo imparato ad amare con le sue debolezze e incertezze.


Giudizio



Non potevo non attribuire ben 5 penne a questo romanzo che ha destato in me tantissime emozioni. Ora mi aspetta l'ultimo capitolo di questa avventura ed io non so come farò a dire addio a tutto ciò. 


Un abbraccio 
la vostra Contessa