lunedì 18 settembre 2017

[Per me è NO]: Le terzine perdute di Dante di Bianca Garavelli

Buon lunedì amici, dite la verità vi sono mancata? Se la risposta è sì, non temete, oggi sono tornata più agguerrita che mai con la mia rubrica cattivella "Per me è NO". Come ogni blogger amo recensire i romanzi che mi sono piaciuti in modo da consigliarvi con tutto il mio cuore una buona lettura, ma quello di cui sono ancora più contenta è il potervi dire "NO, questo non compratelo, non leggetelo, non apritelo", per salvarvi da un'opera con la quale non vale davvero la pena perdere tempo. Se qualcuno, infatti, mi avesse totalmente proibito di acquistare "Le terzine perdute di Dante" di Bianca Garavelli", non avrei gettato all'aria due settimane della mia vita da lettrice, cercando di evitarne la lettura in tutti i modi. Questo perché già dopo sole 10 pagine mi era ben chiaro di aver commesso un tremendo errore nell'acquistarlo al mercatino della mia città. Vi ho incuriosito almeno un po'? E allora ecco i 3 motivi per i quali non ho apprezzato per niente il romanzo della Garavelli.





Un thriller non thriller

"Le terzine perdute di Dante" dovrebbe essere un thriller storico, ma vi posso assicurare che non ha assolutamente alcuna caratteristica di questo genere. La narrazione è priva di mordente, di effetto sorpresa e di suspense. Il lettore riesce a prevenire quasi tutte le mosse dei vari personaggi e fin da subito individua l'antagonista della storia. Non ci sono svolte decisive degne di nota, non c'è la curiosità di proseguire la storia per capire quale sarà la sua conclusione, perché in realtà lo si sa già. Insomma chi arriva alla fine è solo un gran coraggioso o uno ligio al dovere di lettore che decide di non lasciare nessun libro inconcluso. Io faccio parte della seconda categoria e vi giuro che, nonostante sia riuscita a terminare quest'opera con enorme fatica, ho pensato molto spesso di abbandonarla perché era diventata un peso enorme ben piazzato sul mio stomaco. Infatti, quando ho finalmente concluso il libro nella mia testa ha cominciato a risuonare per alcuni minuti il canto dell'Alleluia. 


L'alter ego di Dante

Il protagonista del romanzo della Garavelli è un mediocre professore di lettere Riccardo Donati e il suo antagonista e, vicino di casa, è Edoardo Cerchi. Come non comprendere dai loro cognomi che sono nemici giurati? Infatti, all'epoca in cui visse Dante, i Donati erano appartenenti alla fazione dei guelfi Neri, mentre i Cerchi di quelli Bianchi. Fin da subito si comprende quindi che il sommo poeta ha molto a che fare con la storia narrata all'interno del romanzo e fino a qui va tutto bene, il problema è che l'autrice ha deciso di creare proprio un alter ego dell'Alighieri che risiede nello stesso Riccardo Donati. Da qui la narrazione inizia ad essere davvero surreale: Dante ha una visione e sette secoli dopo ce l'ha anche Riccardo, Dante diventa il prescelto all'interno di una setta religiosa e lo diventa anche Riccardo, Dante si innamora della sua amica mistica ed anche Riccardo si innamora della sua amica di sempre Agostina. Insomma il romanzo va avanti così per pagine e pagine, e non importa che cosa incredibile sia successa a Dante nel 1300, la stessa cosa accadrà anche a Riccardo Donati. 



Una storia oscura e troppo intricata

Quanto ho acquistato "Le terzine perdute di Dante" ho pensato fin da subito che le premesse per una buona lettura ci fossero tutte: Dante ed una dantista che scrive una storia proprio sul sommo poeta. Ed invece no, amici, perché conoscere un certo argomento non significa per forza riuscire a metterlo nero su bianco con maestria, chiarezza ed uno stile appropriato alla materia di cui si sta parlando, ed infatti Bianca Garavelli non c'è riuscita. Anzi, ha dato vita ad una storia dalla trama oscura e davvero intricata, nella quale un lettore (anche grande ammiratore del sommo poeta come me) non riesce ad orientarsi e finisce con il perdersi in una vera e propria selva oscura. Insomma, è chiaro che l'autrice conosca molto bene Dante, il suo pensiero e le sue opere, ma non è stata in grado attraverso di essi, di creare un romanzo convincente ed un thriller che possa definirsi tale. In sintesi, "Le terzine perdute di Dante" è un'opera che non consiglierei neanche al mio peggior nemico. 



Cari lettori, sono stata troppo spietata per i vostri gusti? Io credo di no e se voi aveste letto questo romanzo sono quasi certa che avreste approvato ogni mia parola. 

Un abbraccio e a presto
La vostra Contessa

lunedì 4 settembre 2017

[Recensione]: Gli anni della leggerezza (primo volume della saga dei Cazalet) di Elizabeth J. Howard

Cari amici, ogni tanto a noi lettori succede di non essere attratti a prima vista da un libro di cui tutti parlano e che tutti amano, probabilmente proprio per quest'ultimo motivo (di solito i romanzi osannati io non li digerisco) oppure per via della copertina poco accattivante. Certe volte accade, però, che o per un motivo o per un altro questi libri poi richiamano la nostra attenzione e una volta letti ci rendiamo conto di esserci sbagliati e ringraziamo il destino che ci ha portato a correggere il nostro errore e a dire "almeno, proviamoci!". Ecco, proprio questo è quello che è capitato a me con il libro di cui vi parlerò oggi, e devo davvero ringraziare i miei colleghi book blogger per averlo portato alla mia attenzione. 




Titolo: Gli anni della leggerezza (primo volume della saga dei Cazalet)
Autore: Elizabeth J. Howard
Editore: Fazi editore
Data di pubblicazione: 10 Settembre 2015
Pagine: 604
Prezzo: € 18,50
Citazione preferita: "Papà! Lo sai qual è la cosa che più mi piace di te? Che hai un sacco di dubbi. Non sei sicuro di niente".

Trama: E' l'estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze estive. Quello dei Cazalet è un mondo dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare. Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli, le relative consorti e i giovani nipoti. 


Recensione

Sono sempre stata una grande amante delle saghe familiari, soprattutto quelle in cui sembra che non accada niente ed invece accade tutto, proprio come nel caso dei Cazalet. 
Siamo nel 1937 e i 4 figli del Generale e della Duchessa insieme alle rispettive mogli e ai loro bambini sono pronti per trascorrere le vacanze nella grande casa in campagna dove si consuma il tempo dei giochi, dei bagni nell'acqua salata, delle partite a tennis e dei tè versati a tutte le ore. In questo primo volume della saga dei Cazalet, l'autrice ci presenta ogni personaggio mettendolo sotto una lente di ingrandimento in modo che il lettore possa conoscerlo a 360 gradi. Insomma, è un po' come se la Howard ci concedesse di spiare ognuno dei membri della famiglia Cazalet, solo in questo modo, infatti, possiamo scoprire tutte le loro debolezze e i loro più intimi segreti. Vi dirò da subito che ne' "Gli anni della leggerezza", non troverete grandi colpi di scena e non accadrà chissà cosa, ma questo è quello che rende eccezionale il romanzo di cui vi sto parlando: la normalità. Ci si spazzola i capelli, si beve tè a tutte le ore, si guida l'auto e si scrivono lettere, esattamente ciò che si fa in tutte le famiglie del mondo, ma non tutti sono capaci di descrivere la quotidianità come la Howard, che lascia i suoi lettori incantati dalle meravigliose descrizioni dell'ambiente di campagna e dall'incredibile caratterizzazione dei suoi personaggi. Vi avverto non tutti vi risulteranno simpatici, ma quasi ciascuno di loro ha almeno un lato positivo. Per il momento la mia preferita è la piccola Clary, che rimasta orfana di madre odia la nuova compagna di suo padre, la vanitosa Zoe, e glielo dice apertamente senza peli sulla lingua, e lo fa per ogni cosa della sua vita, perché lei, Clary, è sincera e le piace esserlo anche nelle storie che racconta, che un giorno vorrà pubblicare diventando così una grande scrittrice. Mi sono, poi, emozionata nelle pagine in cui si parla del delicato e profondo amore tra il primogenito dei Cazalet e sua moglie Sybil, ho sorriso davanti ai battibecchi spassosissimi di Lydia e Neville, ho odiato con tutto il mio cuore l'affascinante e allo stesso tempo disgusto Edward, avrei voluto tanto consolare il codardo Simon ed urlare a Villy di aprire gli occhi per capire che suo marito non era quello che lei immaginava. Insomma, se mai leggerete questo romanzo, vi renderete conto che una volta letti i nomi dei membri della famiglia Cazalet più e più volte e averli conosciuti non potrete farne più a meno.


Giudizio


Ovviamente dopo averne parlato così bene non potevo che attribuire ben 5 penne a questo primo volume della saga dei Cazalet e mentre continuo a consigliarvi di leggerlo, non posso non pensare al fatto che non vedo l'ora di iniziare il secondo volume di questa saga davvero molto emozionante. 


A presto 
La vostra Contessa




mercoledì 30 agosto 2017

Perché una vita piena di libri è una vita felice

Stamattina mia cugina mi ha detto che leggere tanti libri può solo farmi del male e questo per vari motivi. Il primo è, che a suo parere, non mi godo la vita perché a stare china sulle pagine e a continuare a sfogliarle mi perdo le cose più belle, tutto quello che mi circonda, i divertimenti giovanili, le serate in discoteca. In secondo luogo, leggere tanto vuol dire acculturarsi troppo e si sa, eccessiva cultura non fa bene. Se parli con qualcuno e cacci fuori un riferimento ad un libro risulti saccente perché non tutti lo conoscono e poi metti in difficoltà le persone che hanno scelto di sguazzare nell'ignoranza. In sintesi voleva convincermi che ignorare (non troppo ovviamente, ma almeno un po') rende felici. Ovviamente mia cugina voleva prendermi in giro, ma io credo che alcune cose le pensasse per davvero, così come le pensano coloro che non hanno mai preso un libro in mano o che lo hanno fatto pochissime volte nella loro vita. Devo dire che ho riflettuto molto sulle parole di mia cugina e ho ritenuto giusto scrivere un post per spiegare ai non lettori perché la nostra vita è più ricca e più bella perché trascorsa in compagnia dei libri. 

Mi sono scoperta lettrice relativamente tardi, all'età di 18 anni dopo aver letto "Il barone rampante" di Italo Calvino. Seguendo la storia di Cosimo di Rondò, consumando le parole, masticando avidamente le righe nere sullo sfondo bianco in cui tutto può accadere, ma non è detto che accada, ho percepito che dentro di me stava succedendo qualcosa: non c'erano dubbi che Calvino mi avesse conquistata, ma anche questo piccolo oggetto di carta, che bastava aprire perché ti raccontasse il suo mondo, non era niente male. Ed ecco qui che sono rinata, la lettrice che in me ha fatto un balzo in avanti e mi ha detto "Non ti abbandonerò mai", fortunatamente, aggiungerei io. 
Da allora quando sono triste (e mi capita spesso), troppo felice o semplicemente quando ho un po' di tempo libero, guardo la mia libreria piena di libri letti e non letti, personaggi meravigliosi e storie geniali, e sono certa che starò bene, che in realtà grazie a loro avrò sempre una spalla su cui piangere e un amico con cui sfogarmi che mai mi abbandonerà. 

Un punto importante da chiarire (perché me lo sento dire spesso dai miei familiari) è poi il fatto che noi lettori non studiamo, ma leggiamo. Leggere è una passione, che a me e a tanti altri rilassa molto. Studiare è un'altra cosa. Alle serate in discoteca, io preferisco sdraiarmi sul divano/letto con una morbida coperta, un tè caldo ed un buon libro, ma questo non significa che io sia asociale. Infatti, ho tanti amici con cui esco e mi diverto, e soprattutto non parlo sempre e solo di libri, e non ho mai fatto sentire ignorante nessuno, a meno che non ci si sentisse già da solo. Noi lettori, spesso, riusciamo ad essere molto più empatici ed estroversi degli altri, questo perché abbiamo letto e fatto nostre diverse esperienze di vita che ci hanno resi anche più aperti mentalmente e soprattutto più sensibili verso le problematiche altrui. 

Infine, volevo terminare questa riflessione con una frase di Virginia Woolf che credo riprenda la vera essenza dell'animo di un lettore:

 "Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine"




A presto

La vostra Contessa


lunedì 28 agosto 2017

[Recensione]: Amore e sesso nell'antica Roma di Alberto Angela

Buongiorno cari amici e buon inizio settimana, lo so che non sto scrivendo molto nel blog, ma vi prometto che essendo ora uscita dalla modalità "vacanza", sarò molto più attiva ed incomincio ad esserlo proprio oggi, presentandovi la recensione del libro di uno degli uomini più affascinanti del mondo, sì esatto, sto parlando proprio di lui: Alberto Angela. 




Titolo: Amore e sesso nell'antica Roma
Autore: Alberto Angela
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 novembre 2012
Pagine: 320
Prezzo: € 12,00

Trama: Questo è un libro di storia e di amore. "Amore e sesso nell'antica Roma" unisce il piacere di lettura di un romanzo all'accuratezza di un saggio storico, cercando di rispondere alle domande più insolite e frequenti sull'amore e il sesso al tempo dei romani. Le risposte a questi quesiti sono basate su scoperte di siti archeologici, dati di laboratorio, una ricchissima bibliografia di testi antichi e studi moderni, e centinaia tra reperti nei musei, affreschi statue e graffiti di Pompei ed Ercolano. Come è possibile unire tutte queste scoperte in un unico libro? Grazie alla penna e al genio di Alberto Angela. 

Recensione

Gli antichi romani amavano come noi? Vivevano il sesso senza freni inibitori e con poco senso del pudore? Come erano celebrati i loro matrimoni? E ancora, quali erano i luoghi deputati al sesso? Nel suo libro "Amore e sesso nell'antica Roma", Alberto Angela risponde a tutti questi quesiti e lo fa in modo approfondito e ricco di particolari, usando un escamotage davvero molto ingegnoso. Immaginate di camminare in una piazza della Roma del 115 D. C. e seguite tutti i personaggi che vi passeggiano serenamente: gladiatori, matrone, una coppia di innamorati, prostitute, una padre che accompagna suo figlio verso la sua "prima volta", dei bambini, uno schiavo e via discorrendo. Tutti questi personaggi, studiati uno per uno, ci condurranno alla scoperta dell'eros e dell'amore ai tempi degli antichi romani.

L'autore, con grande intelligenza e spirito acritico, spiega ai suoi lettori tutte le pratiche sessuali e amorose che coinvolgevano i romani. Dalla prostituzione, al matrimonio, dall'adulterio fino alla "moglie in affitto", troviamo curiosità davvero interessanti che mai ci saremmo sognati neanche di immaginare. Ho deciso di riportarvene qui qualcuna, perché credo sia il modo migliore per spingervi a leggere questo libro:

- Lo ius osculi era un bacio etilometrico, che serviva al marito per capire se sua moglie avesse bevuto o meno. Se il "test" fosse stato positivo, l'uomo poteva addirittura uccidere la donna, perché il bere vino era molto vicino ad essere un'adultera in quanto, l'assunzione di tale bevanda offuscava i sensi e rendeva molto più semplice il tradimento;

- Le donne romane avevano un'altezza massima di 1,55 cm, ma ne esistevano anche di più basse. Ecco perché Orazio consiglia a queste ultime di stare sempre sedute oppure di indossare tuniche molto lunghe in modo da coprire la loro bassezza;

- La r moscia era un attributo molto sexy all'epoca dei romani;

- Alcuni nomignoli che usavano i romani per le loro donne erano pupa (bambola), pupula (bambolina), Venus (Venere), dulcis amor (dolce amore), lumen (luce dei miei occhi), pistilla (la parte fecondabile del fiore, quindi un chiaro riferimento erotico);

- Già al tempo degli antichi romani si utilizzava il push up, si trattava di una fascia stretta che veniva posta sul seno per ingrandirlo di almeno una taglia e alzarlo. Le donne con dei seni prosperosi, tendevano a non utilizzarla per far notare che le loro grazie erano naturali;

- Già all'età dei romani esistevano i sexy toys, si trattava di un fallo di cuoio che veniva utilizzato sia dalle lesbiche sia dalle donne per indursi piacere;

- L'anello di fidanzamento era chiamato anulus pronubus ed era un semplice cerchietto di ferro che ricordava l'antica austerità dei romani. Diventò d'oro a partire dal II secolo D. C.


Ma quali sono state le fonti che hanno permesso ad Alberto Angela di ricostruire il mondo erotico e amoroso dei romani? Beh, diverse e di vario tipo. Prima di tutto l'autore ha attinto dai testi degli scrittori che hanno vissuto in quell'epoca come: L'asino d'oro di Apuleio, il De Oratore di Cicerone, le opere di Orazio, di Ovidio e via discorrendo. Per ricostruire gli incontri amorosi dei romani con i loro amanti e prostitute/i risultano utilissimi i graffiti (molti dei quali davvero volgari) rinvenuti a Pompei ed Ercolano. Ed ancora scoperte archeologiche, statue, vasi e dipinti che raffigurano spesso, come si comportavano i romani sotto le coperte. 


Giudizio



Vi invito davvero a leggere questo romanzo di Alberto Angela, perché oltre a alle tante curiosità affascinanti sul mondo romano, scoprirete come siate stati ingannati per anni da film e serie tv che vi mostravano i romani come un popolo di depravati privi di pudore. In realtà non è così. Gli antichi romani molto probabilmente facevano e pensavano al sesso molto più di noi, in quanto vivevano meno di noi e per questo si lasciavano andare ai piacere della vita senza alcun tipo di freni inibitori, ma con intelligenza. C'erano, infatti, luoghi appositi in cui praticare il sesso e regole ferree da rispettare. Se volete scoprirle non potete perdervi "Amore e sesso nell'antica Roma", un saggio storico per niente noioso, che vi aprirà la mente e spazzerà da essa tutti i pregiudizi che vi sono stati inculcati in questi anni.


A presto con voi ed anche con Alberto, 

La vostra Contessa


mercoledì 16 agosto 2017

[Recensione]: Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron

Buon pomeriggio cari amici, come proseguono le vostre vacanze? Io sono appena rientrata dopo aver trascorso qualche giorno a Firenze ed una settimana in Calabria, mentre adesso sono in città e spero che voi tra un tuffo al mare o in piscina e l'altro, possiate leggere la mia recensione super negativa di oggi. Siete pronti? Ecco la scheda.





Titolo: Un giorno questo dolore ti sarà utile
Autore: Peter Cameron
Data di pubblicazione: 9 maggio 2007
Editore: Adelphi edizioni
Prezzo: € 10,00
Pagine: 206

Trama

James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d'arte della madre e comincia a pensare di non andare al college. I suoi passatempi preferiti sono la lettura e la solitudine. Non ha amici se non la sua strana nonna che va a trovare appena può e la psicologa che lo ha in terapia. James ha 18 anni, è solo e tale vuole restare.


Recensione

A volte accade che una persona vi regali un libro che le è piaciuto così tanto da condividerlo con voi, perché siete speciali o perché semplicemente vorrebbe far conoscere anche a voi quella storia e quei personaggi che a lui/lei tanto sono entrati nel cuore. Purtroppo, però, può succedere che quello stesso libro che abbia tanto entusiasmato chi ve lo ha donato, a voi non riesca comunicare proprio niente o che addirittura lo abbiate detestato. Ed è proprio questo che è capitato a me con "Un giorno questo dolore ti sarà utile" regalo di san Valentino ricevuto dal mio fidanzato. 

James ha 18 anni ed è un ragazzo solo e davvero problematico: è un disadattato sociale, odia la compagnia dei suoi coetanei e non riesce neanche a comunicare con gli adulti. L'unica persona con cui ha un minimo rapporto, a parte la psicologa che lo ha in cura, è la sua stramba nonna che al momento di dargli un buon consiglio, gli ripete sostanzialmente di agire come meglio desidera. Devo confessarlo io odio James, non posso sopportarlo: solitario, irrispettoso verso gli adulti, simpatico quanto la mancanza di un bidet. L'unica cosa positiva del protagonista di questo romanzo di Cameron è il fatto che sia un'accanito lettore, ma purtroppo, anche questa passione passa come giustificazione della sua demenza sociale e questo l'ho trovato davvero un messaggio sbagliato. Tu non hai mai letto Thomas Hardy, o Flaubert o qualsiasi altro autore celebre? Bene, allora non sei degno di essere mio amico, anzi che dico amico, mio conoscente! Cosa inconcepibile e assurda. Noi amanti della lettura leggiamo per noi, perché senza parole e storie meravigliose non possiamo vivere, non leggiamo per pavoneggiarci e sentirci superiori e soprattutto la maggior parte di noi è molto molto socievole. Per non parlare poi delle affermazioni della madre pluridivorziata di James:

"... tu parli di cultura di libri, di film: quelli è facile farseli piacere. Ma l'importante è che ci piaccia la vita, non l'arte. Sono capaci tutti ad ammirare la Cappella Sistina".


Ma io dico, signora lei è impazzita? L'arte, la letteratura, i film non sono per tutti! Non tutti hanno la sensibilità di avvicinarcisi in maniera critica e di apprezzarli. E poi suo figlio possiede solo una passione e una qualità positiva e lei pure quella gli critica? Assurdo, questo romanzo è assurdo. Ed ancora più assurdo (scusate se continuo a ripetere questa parola. ma è l'unica che possa davvero definire la situazione) è il mondo in cui James parla di Maria Teresa di Calcutta:

"Anche i santi come Maria Teresa di Calcutta mi danno fastidio. In un certo senso era anche lei un'ambiziosa come mio padre o chiunque altro voglia arrivare ai vertici di una professione. Lei voleva essere la più santa di tutte, la santa numero uno, così ha fatto le cose più nauseanti che ha potuto, e lo so che ha aiutato tanta gente e ha alleviato le sofferenze altrui, non voglio dire che sia una brutta cosa, voglio solo dire che secondo me era egoista e ambiziosa come tutti gli altri".

Ora, dopo aver letto queste righe, mi è venuta davvero voglia di prendere il libro e scaraventarlo dal balcone, ma da brava lettrice e portatrice di novelle cattive, non potevo non portarne al termine la lettura per poter chiudere il libro finalmente ed urlare a gran voce "NON LEGGETELO". Non fatelo, davvero.


Giudizio


Infine non posso che attribuire due penne a "Un giorno questo dolore ti sarà utile", un romanzo che prosegue sulla falsa via de "Il giovane Holden", ma che è riuscito addirittura a non piacermi anche di più di quest'ultimo. Credetemi, ho sperato e aspettato invano che James decidesse di suicidarsi mettendo la parola fine alla sua vita vuota, ma ahimè neanche questo mio desiderio è stato esaudito. Caro Cameron, non so se ci incontreremo di nuovo, ma per adesso posso dirti che non mi hai convinta per niente. 

A presto 
La Contessa

venerdì 28 luglio 2017

[Recensione]: "Non avevo capito niente" di Diego De Silva

Cari amici, oggi sono davvero entusiasta e non solo perché vi parlerò di un libro bello, bello, bello, ma anche perché questa è la prima recensione che scrivo direttamente dal mio nuovo e meraviglioso pc! Ringraziate i miei amichetti fantastici per avermelo donato, così posso rompervi ancor di più le scatole, visto e considerato che avendo un computer tutto per me potrò scrivere recensioni ad ogni ora del giorno e della notte! Ma adesso bando alle ciance e parliamo del romanzo protagonista di questo post che mi ha portato a conoscere e confrontarmi con un autore che non avevo mai letto prima d'ora. Ecco la scheda!




Titolo: Non avevo capito niente
Autore: Diego De Silva
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 310
Prezzo: € 12,00
Citazione preferita: "Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l'impressione che niente finisca mai veramente".

Trama:

Prendete la persona più simpatica che conoscete. Poi quella più intelligente. Adesso quella più stupida e infantile. Più generosa. Più matta- Mescolate bene. Ecco, grosso modo, il protagonista di questo libro. Un po' Mr Bean, un po' Holden, un po' semplicemente se stesso, Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato, un marito semi-divorziato, e soprattutto un grandioso, irresistibile filosofo naturale. Capace di dire cose grosse con l'aria di sparare fesserie, di parlarci di camorra come d'amore con la stessa piroettante, alogica, stralunatissima forza, Malinconico ci conquista nel più complesso dei modi: facendoci ridere.


Recensione


Volevo leggere un romanzo di De Silva da un po' di tempo, i motivi che mi spingevano tra le sue pagine erano due: la curiosità per un autore che tanti amano e il fatto che fosse napoletano. Quest'ultimo punto per alcuni potrà sembrare scontato, ma non è così. Negli ultimi anni ho letto opere di due autori provenienti dal capoluogo campano e il loro stile di scrittura mi ha totalmente catturata, e tra le righe di questa recensione capirete il perché. 

"Non avevo capito niente" è il primo capitolo di tre che racconta le vicende dell'avvocato napoletano Vincenzo Malinconico, un uomo a tratti patetico, simpatico ma senza eccessi e, soprattutto, incredibilmente vero. Vincenzo o Viciè per gli amici napoletani, è un avvocato delle cause non perse, ma mai avute, che vive di quel poco che gli capita tra le mani: incidenti stradali e incidenti e basta. Ad un tratto, però, le cose cambiano quando gli attribuiscono la nomina di avvocato d'ufficio di un camorrista, si tratta di Mimmo 'o Burzone, nel cui giardino è stato trovata seppellita la mano di un cadavere. Vincenzo non sa se accettare o meno questa causa, e così decide di comportarsi come ha sempre fatto per tutte le decisioni da prendere nella sua vita: temporeggia e poi prima dice di no ed infine di sì. Così, l'avvocato Malinconico si trova finalmente a farà l'avvocato e con battute furbe ed un pizzico di fortuna, se la cava o così almeno sembra. In ogni caso questo basta a far toccare picchi altissimi all'autostima di Vincenzo che riesce finalmente a dire all'ex moglie tutto quello che covava dentro da quando lo ha lasciato e a conquistare l'avvocatessa più bella del tribunale: Alessandra Persiano. 

La storia di Vincenzo prosegue tra un incontro e l'altro con i suoi figli, i suoi clienti e le donne che presiedono la sua vita, ma non solo. Ogni tanto, infatti, l'avvocato Malinconico si lascia andare anche a pensieri e riflessioni piuttosto profonde sugli argomenti più disparati: la camorra, i testi delle canzoni di Eugenio Finardi ed anche l'amore. 


"È tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono. Perché quando uno si innamora non è mica tanto convinto che quello che gli sta succedendo sia vero. Gli innamorati sospettano della realtà, tengono gli occhi sempre aperti: è per questo che dormono pochissimo".


De Silva non annoia, anzi meraviglia, perché scrive esattamente ciò che anche noi pensiamo e ce lo comunica proprio nel modo in cui noi ci aspetteremmo. Niente di astratto, niente di poetico o aulico, ma solo l'ovvietà che si trasforma in un pensiero comune che tutti hanno in testa, ma che nessuno esterna. 

Devo poi aggiungere che in De Silva e nel protagonista di questo romanzo, ho trovato quella schiettezza propria di tutte le opere degli autori napoletani che ho letto: Ferrante, De Luca e adesso lui. In "Non avevo capito niente" troverete battute esilaranti, vicende pittoresche, e Napoli, ma non parlo della città che fa da sfondo, piuttosto di quella presente nelle parole. L'autore usa il dialetto della sua terra, ma fa in modo che tutti lo capiscano rendendolo chiaro all'interno dei suoi dialoghi. Così accade che quando l'avvocato Malinconico è davvero convinto di qualcosa che sta pensando o facendo, lo esterna concludendo ogni frase con "la verità", oppure nel momento in cui è davvero stufo di una conversazione o del comportamento del suo interlocutore, lo afferma dicendo "ma vedi un po' la Madonna". Magari per alcuni lettori questo stile profondamente colloquiale e  il suo linguaggio derivante dalla quotidianità potrà infastidire o lasciarli completamente indifferenti, invece, io leggendoli mi sono sentita a casa. 


Giudizio


In sintesi attribuisco ben 4 penne a "Non avevo capito niente" e di certo leggerò presto, non solo gli altri due romanzi che hanno per protagonista l'avvocato Vincenzo Malinconico, ma anche tutti gli altri scritti di Diego De Silva.


Vi saluto con la speranza di avervi un minimo incuriosito con questo romanzo che vi ho raccontato e vi abbraccio tutti.

La Contessa. 



lunedì 24 luglio 2017

Liebster award




Regole:

1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle 11 domande che ti sono state poste .
2. Premiare altri 11 blogger che abbiano meno di 200 followers che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nella bacheca dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande.

Ringrazio con tutto il cuore Mariarca del blog La letteratura di Eva per aver pensato a me e al mio blog candidandomi ai Liebster award. Ora rispondo con piacere alle interessanti domande che Mariarca ha deciso di pormi.


1. Quando ha avuto inizio la tua passione per la letteratura?

Quando ero bambina non amavo leggere, anzi ero appassionata di riviste scientifiche e passavo tantissimo tempo in compagnia del piccolo chimico e di poveri insetti che dissezionavo. Poi all'età di 13 anni ho iniziato a leggere un giallo che mi è piaciuto molto e sporadicamente compravo qualche libro da leggere quando avrei avuto tempo e voglia. Il mio amore per la lettura è però scoppiato in quarto liceo, quando la mia professoressa di italiano ci diede da leggere alcuni romanzi di Italo Calvino, tra cui "Il barone rampante". Così la scrittura di Calvino, la storia di Cosimo e quelle pagine che più scorrevo, più mi emozionavo, hanno segnato il mio infinito amore per la lettura. Da questo racconto potrete ben capire perché il mio blog si chiami "La contessa rampante".

2. Hai mai letto un libro che abbia suscitato in te ribrezzo?

Assolutamente sì, si tratta de "La biblioteca dei libri proibiti" di John Harding. All'inizio non sembrava male, ma poi ha preso una piega inverosimile che mi ha fatto venire la nausea. Non leggetelo per nessuna ragione al mondo!

3. Qual è il tuo autore preferito?

Italo Calvino è il mio primo amore letterario e il motivo ve l'ho già spiegato all'interno della risposta alla domanda numero 1. Nel mio cuore, però, c'è posto anche per una seconda autrice, la mia zia letteraria: Jane Austen. Ho letto "Orgoglio e pregiudizio" nell'anno 2012, in un periodo davvero complicato della mia vita, questo libro è riuscito a rasserenarmi, a dirmi "tranquilla, andrà tutto bene" e Lizzie, Mr Darcy, Jane e Bingley sono diventati gli amici, in cui rifugiarmi quando tutto va male o quando devo affrontare qualcosa di particolarmente difficile. 

4. Cosa provi quando osservi la tua libreria?

Amo i miei libri e sono contenta di vederli tutti lì che mi salutano e mi dicono "siamo tutti tuoi", solo che la mia libreria è troppo piccola e così ho libri sparsi ovunque: scaffali, scatoloni, armadi. Non vedo l'ora di andare a vivere da sola per comprare una libreria enorme e poterli guardare tutti insieme, senza che ci siano anche quei brutti libracci che compra mia sorella tipo "50 sfumature di grigio".

5. Sottolinei le frasi che ti piacciono di più in un libro che stai leggendo?

Assolutamente NO, i miei libri sono immacolati, nessun evidenziatore, matita o orecchiette. Non capisco perché voi li torturiate così, prendete appunti su un quaderno o sulle note del cellulare, però non danneggiate quei poveri libri, vi prego, pensateci!

6. Trascrivi le citazioni da qualche parte?

Come ho detto prima trascrivo le mie citazioni preferite su un quadernone rigido, mentre prima le segnavo sulle note del cellulare ed ogni tanto lo faccio ancora quando non ho il quaderno con me. 

7. Hai delle particolari abitudini da lettore?

Non proprio particolari, diciamo che quando termino un libro amo scriverne le mie impressioni a caldo su Good reads e assegnargli un voto da 1 a 5. Penso lo facciano quasi tutti i lettori accaniti.

8. Che genere di romanzi coinvolge maggiormente la tua anima di lettore?

Di solito i romanzi che mi fanno battere il cuore e perdere completamente la testa sono quelli storici. Infatti, quando li termino, non riesco subito a prendere in mano un altro libro perché ho ancora in mente tutti i personaggi e le vicende che li hanno visti protagonisti. Certo, a volte mi capita anche con romanzi di genere differente, però, il 90 % delle volte la mia anima da lettrice è messa in subbuglio dai romanzi storici. 

9. Personaggio maschile che ammiri di più?

La risposta non può che essere Mr Darcy, l'unico e inimitabile gentiluomo più affascinante della letteratura. Sono come tutte le altre donne che non riescono a restare impassibile davanti al suo misterioso fascino e alle sue romanticissime (ma non smielate) dichiarazioni d'amore. 

10. Cosa cerchi in un nuovo libro?

In un nuovo libro cerco emozioni e sensazioni mai vissute prima e soprattutto amo quelle storie che ti tengono incollata alle pagine, che non smetti di pensarci fino a quando non le hai terminate. Ecco quello che cerco. 

11. Quale libro consiglieresti sempre?

Sono tre i libri che consiglierei di leggere: "Il barone rampante", "Orgoglio e pregiudizio" e "Il cavaliere d'inverno".


Nomino:











So che i blog da nominare sono 11, ma ho deciso di nominare quelli che conosco personalmente e che seguo con costanza. 


Domande


1. Qual è il libro che ha segnato la tua passione per la lettura?

2. Qual è libro più brutto che tu abbia mai letto?

3. Fai le orecchiette ai romanzi che possiedi?

4. C'è un autore che proprio non sopporti?

5. Qual è, secondo il tuo parere, il film più bello tratta da un romanzo?

6.  Qual è il tuo personaggio femminile letterario preferito?

7. Qual è il libro che hai riletto più volte?

8. Qual è il libro più divertente che tu abbia letto?

9. Qual è la saga più emozionante che tu abbia letto?

10. Se potessi portare su un'isola deserta solo un libro con te, quale sceglieresti?


Spero che i blog nominati abbiano piacere a rispondere a queste domande.

Un bacione e a presto :)